{"id":600,"date":"2021-05-13T08:33:46","date_gmt":"2021-05-13T13:33:46","guid":{"rendered":"https:\/\/vidasenprosa.com\/?p=600"},"modified":"2023-06-25T13:26:19","modified_gmt":"2023-06-25T18:26:19","slug":"una-idea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/una-idea\/","title":{"rendered":"Un'idea"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-drop-cap has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Quando sentii le chiavi girare nella toppa della serratura, sussultai. Posai il bicchiere d\u2019acqua che mi ero appena versata e raggiunsi il corridoio a passi svelti. Vidi i suoi ricci arruffati e familiari sbucare dalla porta di acciaio e tirai un sospiro di sollievo. Lui deve avermi vista sbiancare perch\u00e9 guardando l\u2019orologio esclam\u00f2: \u00abCiao, scusami\u2026 sono un po\u2019 in anticipo\u00bb. \u00abNo, non \u00e8 per quello\u00bb risposi, lanciando un\u2019occhiata furtiva alle chiavi che stringeva in mano. \u00abAh\u2026 hai ragione. Queste ormai sono tue\u2026\u00bb Appese le chiavi nella cassetta attaccata al muro dell\u2019ingresso e poi aggiunse: \u00abAvrei dovuto suonare, mi dispiace\u00bb. Tirai su le spalle e gli feci un mezzo sorriso che avrebbe potuto voler dire qualsiasi cosa. Non fa niente? Non importa? Non importa pi\u00f9? Lui rimase in piedi sulla soglia, senza retrocedere n\u00e9 avanzare. Stava aspettando un permesso che non tardai ad accordargli. \u00abDai, ormai entra. Che fai l\u00ec impalato?\u00bb Lo guardai per un\u2019ultima volta in maniera prolungata, da l\u00ec in poi i nostri occhi si sarebbero a malapena incrociati, quasi per sbaglio, come se entrambi proiettassimo una luce insostenibile e radioattiva.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Per un attimo mi sembr\u00f2 la prima sera in cui era ritornato dal lavoro dopo esserci trasferiti. Aveva fatto un salto nella pasticceria all\u2019angolo della strada e preso una torta che teneva in equilibrio sul palmo di una mano, come fosse l\u2019esperto cameriere di un ristorante stellato. Solo che lui era una delle persone pi\u00f9 sbadate che conoscessi e non appena entr\u00f2, la torta finii per terra con un doppio avvitamento. Prendemmo due forchette da uno degli scatoloni che non avevamo ancora svuotato e mangiammo i bordi direttamente da l\u00ec, accampati sul pavimento come due vagabondi e imboccandoci a vicenda le fragole che si erano salvate dall\u2019urto. Incuranti delle norme igieniche e allegri di aver rimediato un primo aneddoto da raccontare alla nostra discendenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Chinai il capo ma no, niente torta alla frutta. Al suo posto reggeva un borsone nero che non conoscevo, forse se lo era fatto prestare. Il taglio di capelli era lo stesso, un po\u2019 lunghetti e pettinati all\u2019indietro. Il viso per\u00f2 era smagrito e da sotto gli occhi spuntavano due solchi violacei che tradivano un sonno tormentato e irregolare. La pelle era liscia e rasata, probabilmente si era fatto la barba quella mattina stessa. E il suo sguardo prima dolce e profondo come un lago dentro al quale potevo serenamente sguazzare, era diventato quasi vitreo, come una lastra scivolosa che non pu\u00f2 essere attraversata n\u00e9 scalata. Erano altre le chiavi che avrei rivoluto indietro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Lui entr\u00f2 nell\u2019appartamento e si guard\u00f2 intorno come se fossero passati anni e non settimane da quando lo aveva lasciato. Anche a me, dopotutto, sembrava una vita fa. Sentii un capogiro e gli dissi che poteva prendersi il tempo che voleva. Io sarei rimasta in salone, non lo avrei disturbato. Mi sedetti sulla sedia a dondolo vicino alla finestra e aprii l\u2019ultimo libro che mi ero comprata. Mentre osservavo le lettere stampate sfilarmi davanti come formiche disorientate, lo sentii dirigersi in camera. I passi non pi\u00f9 titubanti avevano gi\u00e0 recuperato la memoria, una memoria meccanica che assai raramente si inceppa. Non come i meccanismi del cuore, pi\u00f9 fragili, pi\u00f9 complessi. Ora sbatteva le ante dell\u2019armadio, ora apriva e richiudeva i cassetti. Non penso che lo stesse facendo con pi\u00f9 foga del solito, ma alle mie orecchie suonava come il fragore di un portone chiuso in faccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Cal\u00f2 il silenzio e lui stava ancora l\u00ec. Si stava prendendo il suo tempo, proprio come lo avevo esortato a fare. Me lo immaginavo che controllava scrupolosamente, che ispezionava dappertutto, anche sotto al letto fra i centimetri di polvere, per essere sicuro di non dimenticare niente. Nessuno dei due aveva voglia di rivivere quel supplizio, lo strappo andava fatto una volta sola. Avr\u00e0 notato che avevo fatto piazza pulita delle nostre foto? Non era pi\u00f9 che una stanza anonima che sarebbe potuta appartenere a una qualsiasi coppia. Lo avevo fatto per me, ma sospettavo che giovasse anche a lui. \u00c8 pi\u00f9 facile dire addio a qualcosa quando non \u00e8 pi\u00f9 tuo?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Cercai di concentrarmi sulla lettura ma le formiche continuavano a dimenarsi impedendomi di decifrare anche un solo periodo. Cos\u00ec rinunciai e mi misi a guardare fuori. Si vedeva una fiumana di gente con gli ombrelli che a passo veloce cercava di raggiungere la fermata dalla metro pi\u00f9 vicina. Non vedevo le facce, ma solo le circonferenze degli ombrelli che sembravano fluttuare senza che nessuno li sostenesse. Le facce me le immaginavo mogie oppure crucciate, come sono solitamente nei giorni di pioggia. Avrei tanto voluto che anche per me fosse un giorno di pioggia qualsiasi e arrabbiarmi per una pozzanghera sfuggita all\u2019occhio ma non al piede, o per gli schizzi balordi di un\u2019auto che ha superato il limite di velocit\u00e0. Magari tornare a casa fradicia e rintanarmi sotto le coperte. Sapere che il peggio era passato, che il peggio stava fuori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Poi lo sportello cigolante dell\u2019armadietto in bagno mi avvert\u00ec che in camera aveva finito. Non era rimasto pi\u00f9 molto. Che io ricordassi, c\u2019erano solo una bottiglia di collutorio quasi vuota, un bagno schiuma al profumo di pino che gli avevano regalato per il compleanno e un paio di confezioni di lamette per il rasoio. Il resto se lo era gi\u00e0 portato via: lo spazzolino da denti, il filo interdentale, shampoo, balsamo, crema idratante, il suo profumo abituale\u2026 Mentre lo rievocavo, il suo aroma mi avvolse come una vampata. Non so da dove provenisse, forse da un giorno di qualche anno prima in cui entrambi ci stavamo preparando davanti allo specchio.  O forse da un universo parallelo in cui quella rottura non era ancora avvenuta. Quel profumo cos\u00ec rifrescante che adoravo ritrovarmi fra i vestiti e sulla punta delle dita e che era poi diventato un sentore capace di farmi innalzare le difese all\u2019istante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Mi voltai di scatto alla mia sinistra e lui era l\u00ec. Niente profumo, non se lo era messo. Il borsone ai suoi piedi era cresciuto di volume e appariva pi\u00f9 compatto. Sembrava che mi guardasse ma in realt\u00e0 non lo faceva, stava guardando un punto oltre la mia testa, oltre la finestra. Chiusi il libro che avevo lasciato alla pagina quarantanove, la stessa a cui ero arrivata la sera precedente, e lo riposi sul tavolinetto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">\u00abHai fatto? Vuoi vedere in cucina?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">\u00abS\u00ec, se non \u00e8 un problema\u00bb mi disse e si fece strada passandomi davanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Mentre si allungava per arrivare allo scaffale, alz\u00f2 il tono della voce per farsi sentire: \u00abPrendo solo la mia tazza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color translation-block\" style=\"color:#211f1f\">Non ne aveva solo una di tazze, ma almeno cinque. Tuttavia, sapevo a quale si stesse riferendo. Non a quelle comprate assieme, ma a un acquisto che risaliva a prima che mi conoscesse, quando non c\u2019ero. Osservai la sua figura slanciata di schiena, quel corpo che avrei potuto riconoscere anche ad occhi chiusi, il giubbino che avevamo scelto insieme su Amazon, i jeans\u00a0della Levis che avevamo comprato in saldo in un negozio vicino casa. Con garbo, gli risposi: \u00abPrego, fai pure!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Mi ripass\u00f2 davanti senza degnarmi di uno sguardo e afferr\u00f2 il manico del suo borsone. Poi si volt\u00f2 nella mia direzione e io lo guardai da sopra gli occhiali. Le sue labbra erano socchiuse e i suoi occhi sembravano ipnotizzati dal moto oscillatorio della sedia a dondolo. Fu in quel momento che mi resi conto di dove ero seduta. Era stato lui a regalarmela, il giorno seguente all\u2019episodio della torta. Non avevamo festeggiato neanche due anniversari ma lui gi\u00e0 sapeva di voler passare il resto della vita con me. In realt\u00e0, lo aveva saputo appena mi aveva vista, ma temeva che lo considerassi uno svitato. Aveva dunque aspettato quel primo passo importante, per rivelarmelo. Ci avevo messo un po\u2019 ad afferrarne il senso. La sedia era molto bella, tutta lavorata a mano in legno di bamb\u00f9 e vimini e rivestita con dei cuscinetti ricamati in giallo e azzurro. Ma per quanto apprezzassi quell\u2019indubbia e pregiata opera di artigianato, vedendola non potei fare a meno di chiedergli ironica: \u00abMa non ti sembra un po\u2019 prematuro?\u00bb. Lui rispose con una sicurezza che sfoderava solo in rare occasioni, pi\u00f9 o meno in tutte quelle che contavano: \u00abNo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Ne avevamo riparlato spesso. Di noi due che ci dondolavamo mano nella mano sul porticato, con una copertina sulle ginocchia, a leggere un libro o a guardare il tramonto. Proprio come nei film. Ci scherzavamo e ne ridevamo. L\u2019amore sa essere cos\u00ec sfrontato\u2026 Riuscii quasi a vedere lo stesso ricordo che gli camminava sulla fronte, tratteggiando delle pieghe. Temetti che mi dicesse: \u201cAlzati subito, mi porto via anche la sedia\u201d. Forse, segretamente, ci speravo anche. Ma lui non era quel genere di persona. Le labbra terminarono di schiudersi e lasciarono uscire le seguenti parole: \u00abAllora io vado\u00bb. Quante volte le avevo sentite, ma non cos\u00ec, mai cos\u00ec. Annuii e sorrisi alle sue sneaker, incapace di sollevare lo sguardo. Mi lasci\u00f2 a dondolarmi da sola su quella sedia che oramai non era pi\u00f9 che quello e poco pi\u00f9.&nbsp;&nbsp;<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">E.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cuando o\u00ed la llave girar dentro del cerrojo, me sobresalt\u00e9. Apoy\u00e9 en el lavabo el vaso de agua que acababa de servirme y alcanc\u00e9 el pasillo a grandes pasos. Al ver sus rulos familiares y desgre\u00f1ados sobresalir por la puerta de acero, suspir\u00e9 por el alivio. Debe de haberme visto p\u00e1lida, porque mientras mir\u00f3 el [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":602,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[13,219,104,218,190],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/vidasenprosa.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/silla-3.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/paMSNS-9G","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/600"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=600"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/600\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":622,"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/600\/revisions\/622"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/602"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=600"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=600"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=600"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}