{"id":587,"date":"2021-03-28T03:04:18","date_gmt":"2021-03-28T08:04:18","guid":{"rendered":"https:\/\/vidasenprosa.com\/?p=587"},"modified":"2021-03-28T03:06:15","modified_gmt":"2021-03-28T08:06:15","slug":"tres-escudillas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vidasenprosa.com\/it\/tres-escudillas\/","title":{"rendered":"Tre scodelle"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-drop-cap has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Avevamo un cane, Milo, che per noi era come un figlio. Quando arriv\u00f2 a casa nostra aveva ancora i denti da latte. Fu Mario a portarcelo, per il nostro decimo anniversario. Ed io che all\u2019inizio non volevo proprio saperne, mi ci affezionai e finii per dargli il nome di un aitante ufficiale americano che avevo incontrato quando ero rimasta incinta la prima volta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Prima che ce ne accorgessimo, Milo e il suo musetto da ruffiano riuscirono ad aggirare tutte le regole su cui avevamo convenuto per farlo rimanere. Ecco che un giorno trovavo cane e padrone assopiti sul divano; il muso di Milo che riposava sulla pancia rigonfia di Mario e che si alzava e abbassava al ritmo dei suoi respiri. Mentre qualche giorno dopo ci svegliavamo con lui che ci leccava la faccia ed io, che avrei dovuto imbufalirmi, da quella sera in poi invece di chiudere la porta lasciai uno spiraglio giusto della sua misura. Quando ci leccava, ci sembrava di guarire. Mario costru\u00ec pure una scaletta di legno per farlo arrampicare meglio fino al nostro capezzale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Era bello sapersi in tre. Scampare, per un po\u2019, alla persecuzione del numero due. Quando Mario portava Milo a fare lunghe passeggiate, mi rendevo conto che il silenzio dentro a quelle mura non mi era mai pesato tanto. Poi per\u00f2 li vedevo ricomparire sull\u2019uscio; Milo come un fulmine si liberava dalla presa di Mario e scodinzolando si aggrappava alla mia gonna. Milo sei un discolo, lo riprendevo, pensando tuttavia che le sue feste valessero bene un paio di calze smagliate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">&nbsp;Poi per\u00f2 arriv\u00f2 la crisi e per andare a comprare una filetta di pane il borsello degli spicci non bastava pi\u00f9. Ecco che allora invece di comprarne una ne prendevamo mezza, e invece di tre pasti al giorno ne arrangiavamo due. La pila delle bollette cominci\u00f2 a lievitare e anche quando stavamo in casa tenevamo le tapparelle abbassate perch\u00e9 non si sapesse. Le mie clienti ricche smisero di commissionarmi i loro vestiti d\u2019alta moda parigina e i miei lavori si limitavano a rammendare qualche buco e a mettere qualche toppa, spesso a credito. Eravamo tutti debitori ma a condonare non ci pensava nessuno. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Mario non si spavent\u00f2 quando dovetti fare un altro buco alla sua cintura, disse che finalmente era snello. Quando per\u00f2, come ogni mattina, fece per mettere il guinzaglio a Milo e si rese conto che gli andava largo, se ne and\u00f2 via sbattendo la porta. Fu di umore intrattabile per una settimana di fila. Sbuffava di continuo, smettendo di tanto in tanto per sgridare me o Milo per colpe che capiva solo lui. Anche se ci\u00f2 era niente in confronto a tutte le accuse che gli avrei rivolto io di l\u00ec a poco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Usc\u00ec con Milo di buon mattino ma invece di camminare presero la macchina. Guid\u00f2, guid\u00f2 per due ore buone fino a raggiungere i colli della campagna. Poi scesero e solo uno risal\u00ec. Mentre l\u2019auto si allontanava, Mario pensava che guardare indietro lo avrebbe ucciso ma non riusc\u00ec a trattenersi. Milo sedeva in mezzo alla ghiaia bianca come una macchiolina nera inerte. Non si muoveva, non abbaiava e non cerc\u00f2 di fermare l\u2019auto in corsa, ignaro di quanto accadeva e dunque incapace di disperarsi. Quando Mario rincas\u00f2 con in mano il guinzaglio di Milo che cingeva l\u2019aria, lo presi subito a brutte parole.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">\u2015Non avevi il diritto, il cane era anche mio! \u2015gli dissi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">\u2015 E allora che volevi? Che morissimo tutti e tre di fame?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Pensava che in campagna per Milo sarebbe stato pi\u00f9 facile riuscire a sfamarsi, cacciando qualche ratto o qualche serpe. Gli risposi che anche lui avrebbe fatto meglio a mettersi a cacciare i ratti perch\u00e9 io non gli avrei pi\u00f9 cucinato. Ma mi pentii quasi subito perch\u00e9 non volle cenare, e vedere la sua faccia smunta e triste per me era troppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Pass\u00f2 un\u2019altra settimana e le parole scarne che ci scambiavamo riecheggiavano come sassolini gettati in fondo a un burrone. Poi il mercoled\u00ec, era la mezza, Mario tornava dal lavoro e mentre usciva dall\u2019auto, vide avvicinarsi un cane randagio. Sotto a quel pelo sudicio di fango e pagliericcio, riconobbe il nostro Milo, che non appena lo riconobbe a sua volta rizz\u00f2 la coda che teneva fra le gambe. Pareva contento di essere venuto a capo di un gioco lungo e complicato. Tuttavia, si trascinava, stremato dal viaggio, cos\u00ec Mario corse a prenderlo e lo port\u00f2 in braccio fino al nostro appartamento che stava al quarto piano. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">Quando andai ad aprire, li trovai cos\u00ec. Mario che lo stringeva contro l\u2019uniforme che gli avevo stirato la sera prima, come un neonato, e Milo che si lasciava trasportare con la fiducia di chi non ha mai subito un torto n\u00e9 conosce la cattiveria. Ma appena mi vide sgusci\u00f2 via e si aggrapp\u00f2 felice alla mia gonna. Per pranzo avevo fatto la minestra; ne ricavammo tre scodelle giuste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#211f1f\">E.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ten\u00edamos un perro, Milo, al que quer\u00edamos como a un hijo. Cuando lleg\u00f3 a nuestra casa a\u00fan ten\u00eda los dientes de leche. Mario fue quien lo trajo, para nuestro d\u00e9cimo aniversario. 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